Perchè

Perché!

L’Associazione “EMMEPI4EVER” (Maria Paola per sempre) è stata fondata da un gruppo di amici rugbisti e dai familiari di Maria Paola con l’intento di mantenere vivo il ricordo di un’amica e di una figlia prematuramente scomparsa, Maria Paola rugbista di talento viene a mancare nel Gennaio del 2013 divorata da un male più grande di Lei “ANORESSIA”. Il simbolo costituente il logo dell’Associazione è stato creato unendo due fattore caratterizzanti di Marpi, così come conosciuta dagli amici: la tartaruga, il sua animale preferito e il numero 9, presente sulla maglia che vestiva scendendo in campo, portavoce anche del ruolo che ricopriva, “mediano di mischia”, i colori giallo e blu sono appunto quelli del Rugby Clan Santa Maria Capua Vetere.

PERCHE’ …… il rugby

Il rugby fa riferimento ai valori in cui credeva fermamente Maria Paola, come lealtà, rispetto, generosità, sacrificio, altruismo, sostegno. Il rugby è disciplina dura che richiede oltre alla preparazione fisica ed atletica, autodisciplina ferrea, coraggio, amicizia, generosità, sacrificio, altruismo, rispetto dei compagni, dell’avversario e delle regole, ideale di squadra in cui prevale il gruppo rispetto al divismo del singolo. Ognuno dei quindici giocatori deve interpretare al meglio il suo ruolo, non si può vincere da soli, ma si deve lavorare insieme per raggiungere lo stesso obiettivo, tutti i ruoli sono importanti, il risultato arriva grazie al lavoro e alla fatica di tutti. La partita è come una battaglia contro i DCA, fatta di colpi duri dove ti insegnano a non lamentarti, a cadere e rialzarsi subito, a combattere le proprie paure e a continuare a giocare/lottare perché gli altri hanno bisogno di te e tu hai bisogno dell’aiuto degli altri.

PERCHE’ …… è nata l’Associazione

L’Associazione EMMPI4EVER è nata per sostenerechi ha bisogno di aiuto nel portare avanti la propria battaglia contro i DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE.
E’importante che i genitori o i familiari di chi soffre di un disturbo dell’alimentazione abbiano degli strumenti a disposizione per aiutare al meglio i propri figli, è in quest’ottica che i familiari di Maria Paola, con l’esperienza acquisita in sette anni di lotta contro i DCA, offrono il proprio sostegno e indirizzano i genitori di chi soffre e combatte contro questo male oscuro. Conoscere la malattia, comprenderla nelle sue caratteristiche e nella sua evoluzione è un passo indispensabile. La famiglia, insieme al paziente che soffre di disturbi del comportamento alimentare, è da considerarsi spesso una vittima della malattia e delle sue conseguenze. I familiari, quando lo richiedono vanno sostenuti ed aiutati, molto spesso, anche solo a motivare chi soffre di un disagio alla richiesta di aiuto.
In questa ottica, i familiari e/o chi vede il problema è da considerarsi una risorsa indispensabile ed importantissima per il lavoro terapeutico.
Quando in una famiglia il figlio o la figlia soffre di un disturbo del comportamento alimentare i genitori si pongono molte domande alle quali è importante rispondere. Ecco solo alcune delle domande che più frequentemente vengono poste:
• Dove ho sbagliato?
• Che posso fare?
• Quale atteggiamento bisogna adottare rispetto alla problematica?
• Qual è la cura migliore?
• A chi rivolgersi?
• Si può guarire? C’è speranza?

I VARI APPROCCI AL PROBLEMA…. i sensi di colpa

Uno degli aspetti più importanti che emerge quando in una famiglia uno dei membri comincia ad avere problemi a livello psicologico, è la ricerca del perché. Un pensiero ricorrente nei familiari è: “è colpa nostra?”; “dove abbiamo sbagliato?”. L’interrogativo da porsi non è tanto “di chi è la colpa?”, ma “qual è la cosa migliore da fare adesso? Cosa possiamo fare per dare una mano?”. Il senso di colpa impedisce di vedere le vie di uscita,
di ricercare soluzioni e causa dissapori tra i membri della famiglia. Questo clima emotivo-relazionale contribuisce a mantenere e\o a cronicizzare la negazione del problema e di conseguenza il funzionamento patologico.
In una famiglia, nel rispetto dei ruoli, è importante condividere ed essere uniti in virtù di un obiettivo prioritario: far fronte/prevenire/curare il disturbo del comportamento alimentare espressione di un disagio più profondo che investe la persona e le sue relazioni. Spesso il continuo rimbalzo di colpe all’interno di una famiglia, nasconde la difficoltà non solo di guardare al problema ma anche di prendersene cura in termini più realistici relativamente alla gravità. Una persona che “soffre” è sempre una famiglia che “soffre”: cominciare a rilevare dei segnali dall’allarme è il primo passo per cominciare a cogliere i problemi …… è il primo passo verso la cura.

… vergognarsi

Un altro sentimento comune a questo tipo di problematica è …. “la vergogna”, questa porta, sovente all’isolamento e all’allontanamento dagli altri.

…. a chi rivolgersi

Spesso si incorre nella credenza che questo tipo di problematica si possa risolvere con il passare del tempo, con la forza di volontà o che più semplicemente si possa fare da soli; in realtà siamo di fronte ad una vera e propria patologia che esiste e può manifestarsi a vari livelli di gravità e che in molti casi conduce alla morte. E’ necessario quindi non solo chiedere aiuto a degli specialisti del settore, ma spesso si rende necessario un intervento multidisciplinare e di rete che vede coinvolti non solo psicologi e psicoterapeuti ma anche i medici di medicina generale, nutrizionista, psichiatri, istituzioni e non ultimo la famiglia stessa che svolge un ruolo fondamentale nel processo di cura.

……EMMEPI4EVER

E’ qui che s’inserisce l’attività capillare svolta da EMMEPI4EVER, che in raccordo con le istituzioni locali ed altre associazioni di volontariato sociale, ha l’obiettivo di porsi come punto di riferimento stabile per l’accoglienza e la prevenzione ed eventuali indicazioni alla cura dei DCA, in un’ottica di lavoro di rete.